Il D-Day annunciato da tempo si è celebrato ieri, nel Giardino delle Rose della Casa Bianca.
Alle 22 in Italia, il 47esimo presidente Usa ha annunciato i dazi che gli Stati Uniti introdurranno nei confronti di tutti i Paesi del globo terracqueo. Annunciando l’arrivo di una “età dell’oro per l’America”, il tycoon ha definito la giornata del 2 aprile come “il giorno della liberazione” per gli Stati Uniti.
Donald Trump, spiegando di voler mettere un punto a decenni di pratiche commerciali sleali che avrebbero penalizzato l’economia statunitense, ha presentato ieri alla stampa, riunita per l’occasione, il suo schema “reciprocal tariffs”. La tabella che ha presentato contiene l’elenco delle nazioni colpite dai provvedimenti e le relative tariffe applicate a ciascuna.
Secondo quanto affermato ieri dal presidente Usa, i dazi sarebbero entrati in vigore già da quest’oggi, 3 aprile, ma la Casa Bianca ha precisato che le tariffe diventeranno effettive solo tra il 5 ed il 9 aprile. Sabato 5 aprile, alle ore 6 in Italia, entreranno in vigore i dazi del 10%; mentre mercoledì 9 aprile, alla stessa ora, quelli di oltre il 10% imposti sui beni importati negli Stati Uniti da Paesi come Cina ed Unione Europea.
Il criterio ispiratore della tabella
Per il calcolo delle tariffe la Casa Bianca ha applicato un criterio semplice: verranno tassati i Paesi esportatori applicando un’aliquota pari alla metà di quella che gli Usa ritengono di subire. Il valore dei dazi applicati risulta, quindi, pari alla metà di quello subito dagli States da parte dei vari Paesi.
In cima alla tabella delle imposizioni doganali è presente la Cina che imponendo dazi del 67% sarà colpita da tariffe del 34%.Contro l’Unione Europea gli Usa reagiranno, invece, con tariffe del 20%. A seguire ci sono Taiwan (32%), Giappone (24%), India (26%), Corea del Sud (25%), Svzzera (31%). Londra è destinataria di un aumento dei dazi pari solo al 10% mentre spicca il dato relativo ad alcuni Paesi colpiti in maniera davvero eccezionale.
Vietnam, il paese più colpito dai dazi
Il Paese più tartassato con il 46% è il Vietnam. Il caso della nazione del sud-est asiatico salta all’occhio soprattutto perché si tratta del Paese dal quale marchi sportivi statunitensi dipendono fortemente. In Vietnam Nike produce metà delle sue scarpe. Secondo il suo ultimo rapporto annuale, nell’anno finanziario 2024, la multinazionale statunitense ha prodotto nel Paese asiatico il 50% delle sue calzature ed il 28% dei suoi capi di abbigliamento. L’aumento delle tariffe verso i prodotti importati dal Vietnam potrebbe dover costringere alcuni marchi ad assorbire costi maggiori e, probabilmente, ad aumentare i prezzi che pagheranno proprio i cittadini americani.
Messico e Canada risparmiati
Il Messico ed il Canada sono stati esclusi dalla tabella dei dazi reciproci annunciati mercoledì dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Secondo quanto precisato dalla Casa Bianca entrambi i Paesi, grandi partner commerciali degli Usa, sarebbero stati esclusi dalla nuova misura perché soggetti alla tariffa generale del 25% imposta loro a causa della scarsa cooperazione in materia di traffico di droga e immigrazione, secondo la valutazione del presidente Trump.
La preoccupazione mondiale
Mercati globali ed imprese di tutto il mondo guardano con estrema preoccupazione alla nuova ondata di dazi annunciati da Trump. Si parla già della più grande revisione delle regole del commercio globale dal secondo dopoguerra. L’annuncio di ieri ha provocato un crollo dei mercati asiatici, mentre le principali economie mondiali stanno valutando contromisure.
In Europa immediato è stato il commento della Presidente della Commissione Ursula von der Leyen: “I dazi universali degli Usa costituiscono un duro colpo per l’economia mondiale, che ne soffrirà enormemente: l’incertezza aumenterà a spirale e innescherà ulteriore protezionismo con conseguenze disastrose per milioni di persone: si faranno sentire immediatamente, milioni di cittadini dovranno affrontare bollette della spesa più alte, i farmaci costeranno di più così come i trasporti, l’inflazione salirà. Da una maggiore incertezza all’interruzione delle catene di approvvigionamento alla burocrazia gravosa e il costo delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti aumenterà drasticamente”.
In Asia, la Cina, tra i paesi più colpiti, ha chiesto attraverso il Ministero del Commercio che gli Stati Uniti “cancellino immediatamente” i dazi, preannunciando contromisure e sottolineando quanto iniziative simili “minacciano lo sviluppo economico globale”.
In Corea del Sud l’industria automobilistica, che esporta quasi 35 miliardi di dollari in auto verso gli Stati Uniti, sarà una delle più penalizzate. Il presidente ad interim ha fatto sapere che starebbe già lavorando ad un piano di emergenza: “poiché la situazione è molto grave con l’avvicinarsi della realtà di una guerra tariffaria globale, il governo deve mettere in campo tutte le capacità a sua disposizione per superare questa crisi commerciale”, ha dichiarato Han Duck-soo.
La borsa di Tokyo ha reagito negativamente, con il Nikkei Stock Average che a un certo punto è crollato del 4%, portando l’indice di riferimento al livello più basso degli ultimi otto mesi. Il Ministro del commercio e dell’industria giapponese ha dichiarato alla stampa: “ho comunicato che le misure tariffarie unilaterali adottate dagli Stati Uniti sono estremamente deplorevoli e ho nuovamente esortato con forza Washington a non applicarle al Giappone”.
Il duro colpo inflitto alla Thailandia ha indotto le autorità ad invitare gli esportatori locali a diversificare i mercati per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti. Le stesse hanno anche annunciato misure di sostegno per i settori maggiormente colpiti.
Sollievo nel Regno Unito ed in Australia
Downing Street si aspettava l’imposizione di un dazio del 20% ed ha quindi manifestato grande sollievo venendo colpita con tariffe di solo il 10%. L’approccio di Keir Starmer, definito “conciliante” nei rapporti con l’amministrazione Trump, pare stia quindi dando i suoi frutti. Anche l’Australia è stata relativamente risparmiata dal nuovo piano tariffario subendo solo un dazio generalizzato del 10%. Il primo ministro Anthony Albanese ha dichiarato che, pur riconoscendo che nessuno ha ottenuto un accordo migliore del Paese da lui rappresentato, il nuovo regime tariffario si configura come un atto ostile nei confronti di un alleato ma che, ciò nonostante, il suo governo non imporrà dazi di ritorsione nei confronti degli Stati Uniti.
L’elenco di tutti i Paesi colpiti dai dazi americani
Algeria 30%
Angola 32%
Bangladesh 37%
Bosnia Erzegovina 36%
Botswana 38%
Brunei 24%
Cambogia 49%
Camerun 12%
Ciad 13%
Cina 34%
Corea del Sud 26%
Costa d’Avorio 21%
Filippine 18%
Fiji 32%
Giappone 24%
Giordania 20%
Guinea Equatoriale 13%
Guyana 38%
India 27%
Indonesia 32%
Iraq 39%
Isole Falkland 42%
Israele 17%
Kazakistan 27%
Laos 48%
Lesotho 50%
Libia 31%
Liechtenstein 37%
Macedonia del Nord 33%
Madagascar 47%
Malawi 18%
Malesia 24%
Mauritius 40%
Moldova 31%
Mozambico 16%
Myanmar 45%
Namibia 21%
Nauru 30%
Nicaragua 19%
Nigeria 14%
Norvegia 16%
Pakistan 30%
Repubblica Democratica del Congo 11%
Serbia 38%
Sudafrica 31%
Sri Lanka 44%
Svizzera 32%
Siria 41%
Taiwan 32%
Thailandia 37%
Tunisia 28%
Unione Europea 20%
Vanuatu 23%
Venezuela 15%
Vietnam 46%
Zambia 17%
Zimbabwe 18%